Anno LV

sezione a cura di Luca Lovelli

Gli antenati de “Il Novese”: La squilla, Il Siderurgico, La Nostra Lotta

Le prime elezioni democratiche del secondo dopoguerra a Novi Ligure evidenziarono la netta superiorità del Partito Comunista rispetto alle altre forze politiche. Come conseguenza di ciò, i giovani comunisti novesi pensarono di riprendere le pubblicazioni de “La Squilla”, giornale nato nel 1911 costretto bruscamente a chiudere nel 1922 con l'avvento del Fascismo.
In questa prima fase di vita, il giornale era stato portavoce ufficiale delle sezioni del Partito Socialista di Novi Ligure e Pontedecimo, associatesi per risparmiare sui costi di gestione e di stampa. In questo periodo “La Squilla”, sotto la direzione di Enrico Bottazzi, non aveva avuto molto successo e, anche a causa dei toni forti e spesso esasperati, era stata censurata abbastanza di frequente.
Quando invece riprese le pubblicazioni nel maggio 1945, immediatamente dopo la liberazione, il giornale si presentò con il sottotitolo: “Giornale della Gioventù Comunista”.
Superate le prime perplessità da parte dei militanti più anziani della coalizione comunista, la testata formata da 4 fogli riscosse fin da subito un enorme successo, grazie anche agli articoli riguardanti il 25 Aprile ed il Primo Maggio, oltre che alle dettagliate testimonianze sui giornali della liberazione in città. Dopo le prime uscite, “La Squilla” diventa a 6 pagine.
Gli alti costi di stampa però, obbligarono la redazione a pubblicare le notizie in edizione murale. Si trattò nello specifico di articoli dattiloscritti o, addirittura, manoscritti su strisce di carta che, uniti a fotografia o disegni, venivano affissi nelle bacheche del centro storico di Novi. E' molto probabile dunque, anche se le tecnologie erano ovviamente più arretrate, che questo tipo di scelta da parte della redazione de “La Squilla” fosse stato motivato anche appunto dall'obiettivo di accrescere il numero dei lettori, oltre che dai comprensibili problemi finanziari.
La pubblicazione del foglio comunista si fermò nel gennaio del 1948, alla vigilia dell'approvazione della legge sulla stampa, per poi riprendere soltanto il 26 aprile 1956 col nuovo sottotitolo: “Settimanale democratico di sinistra”. Anche in questo caso però, il giornale non avrà vita lunga anche se, a causa della mancanza di documentazioni, non si ha ancora oggi la certezza della chiusura definitiva del foglio, avvenuta presumibilmente nel 1958.
Nel settembre 1953 i lavoratori dell'Ilva di Novi stamparono il primo numero de “Il Siderurgico”, giornale di fabbrica diretto da Romolo Caccavale che qualche anno più tardi sarebbe poi diventato inviato speciale de “L'Unità” .
La redazione era composta dalla Commissione Interna e dai membri della lega zonale Fiom.
Questa piccola testata si proponeva di fotografare la realtà all'interno dello stabilimento e formulare proposte concrete. Gli articoli erano spesso brevi, soltanto di poche righe, ma davano una visione chiara di come si viveva all'interno dell'Ilva. Gli argomenti più dibattuti furono quelli riguardanti le condizioni igienico-sanitarie, l'inquinamento provocato dalle emissioni della fabbrica, i massacranti ritmi di lavoro, la limitazione delle libertà politiche e sindacali. I racconti delle lotte in fabbrica furono anche collegati ai movimenti operai che si andavano diffondendo in tutto il nostro paese. “Il Siderurgico” fu la prima pubblicazione di impronta comunista dell'area novese che dimostrò una certa apertura anche verso i lavoratori cattolici, anche loro concordi nella necessità di un rafforzamento della classe operaia. Il giornale ebbe un grande successo: venivano vendute circa 800 copie mensili al prezzo di 10 lire ciascuna. Quest'esperienza giornalistica si chiuse nel 1959 perché molti collaboratori iniziarono a lavorare per un nuovo progetto editoriale.

Infatti nel dicembre di quell'anno a Novi uscì “La Nostra Lotta”, mensile dei lavoratori dell'Ilva, a conferma del continuo aumento dei movimenti operai della città.7 A partire dalla primavera successiva, il nuovo giornale si allargò alla realtà cittadina. Rispetto ai mesi precedenti, la novità fu rappresentata in particolare dalla presenza di articoli di cronaca cittadina, oltre che da quelli riguardanti la vita all'interno della maggiore industria della nostra zona.
Nel 1963 il giovane Walter Bisio, segretario del Pci di Novi che sarebbe poi diventato anche giornalista professionista, superando anche lo scetticismo di molti, decise di fondare un nuovo giornale in collaborazione con altri brillanti giovani compagni, incentrato su Novi Ligure e sui territori limitrofi come le città di Ovada, Basaluzzo, Pozzolo, Cassano Spinola e le Valli Lemme, Borbera e Scrivia. La nuova testata prese il nome de “Il Novese”.

Il primo anno de “Il Novese”
Il giornale della città, che si presentò sotto la direzione di Gianni Bellasera, uscì come “Mensile del Pci della zona di Novi Ligure”. Bellasera fu tra i fondatori della testata locale assieme ad altri brillanti giovani comunisti novesi; operaio presso l'Ilva, una volta ottenuto il tesserino da giornalista pubblicista diventò direttore.
Il primo numero uscì nel settembre del 1963 in 4 pagine, delle quali le 2 centrali dedicate ad iniziative del partito in ambito nazionale. In prima pagina venne dedicato molto spazio alla morte del sindaco di Novi Carlo Acquistapace, avvenuta nel settembre del 1963.
In ogni caso, il vero filo conduttore de “Il Novese” sono le lotte operaie all'interno dell'Italsider, ovvero il complesso industriale di importanza assoluta nella nostra città. In ultima pagina c'era uno spazio dedicato allo sport ed in particolare al calcio, visto che le società sportive novesi possono vantare una lunga e gloriosa storia alle spalle che prosegue a tutt'oggi.
Il grande merito di questo giornale fu senza dubbio quello di avvicinare i giovani alla politica, cosa che gli anziani militanti del Partito comunista non riuscivano a fare. Infatti, attorno alla redazione si formò una leva di giovani pubblicisti che divennero poi militanti del Pci come ad esempio Mario Lovelli, Rita Camera, Luigi Borasi e Giampiero Todarello. Nonostante fosse comunque molto legato al partito, “Il Novese” pian piano si affermerà sempre più come un giornale d'informazione. Le sue pagine si arricchirono col passare del tempo di notizie di cronaca e inchieste. Anche per questo motivo, inizialmente arrivò qualche critica dai piani alti del partito, rapidamente appianata però dall'evidente successo che da subito aveva riscontrato la testata.
Le critiche più che altro arrivarono dall'esterno, ovvero da “Il Popolo di Novi”, periodico nato nel gennaio del 1952, organo della Curia e portavoce della Democrazia Cristiana locale. I membri di questa redazione sostenevano infatti che l'esperimento de “Il Novese” era destinato a vita breve. Evidentemente si sbagliavano poiché il foglio locale è regolarmente uscito sino ai giorni nostri, diventando ben presto il giornale più venduto della città. Ciò non significa che non abbia mai incontrato difficoltà.
Arriva la pubblicità
Infatti, nonostante fosse il portavoce dei comunisti della zona, il partito non finanziava i costi di stampa. Si presentò a questo punto la necessità di risolvere questi problemi di bilancio attraverso l'inserimento della pubblicità. Questo non fu un passaggio immediato, poiché molte attività ed esercizi pubblici mostrarono molta diffidenza a farsi pubblicità all'interno di un giornale politicamente schierato. Ci fu addirittura qualche raro caso di finanziamento accompagnato dalla richiesta di non apparire sulle pagine della testata. Risolte dunque le difficoltà economiche, il progetto decollò in modo definitivo. Bisogna inoltre sottolineare che le inserzioni pubblicitarie non hanno comunque mai influenzato la comunicazione all'interno degli articoli de “Il Novese”, cosa che ai giorni nostri si può nettamente riscontrare in qualche testata, anche di livello.
Nel corso del primo anno di vita del giornale locale, si è potuta anche riscontrare un'evoluzione nella distribuzione ai cittadini. Infatti mentre i primissimi numeri venivano venduti al di fuori degli impianti dell'Ilva, si manifestò poi la necessità di allargare la distribuzione anche nelle edicole, anche per il continuo aumento delle tirature e per la volontà di raggiungere un target di pubblico sempre più ampio. Soprattutto i giovani del partito volevano che la testata potesse raggiungere anche le case dei novesi che non erano necessariamente dei “compagni comunisti”. Questa scelta fu un vero successo, poiché nel giro di pochissimo tempo gli abbonamenti salirono a quota 1000 solo nella città di Novi Ligure, senza contare anche la buona vendita nelle edicole.
Bimbi Belli
Nei primi mesi del 1964 “Il Novese” promosse un'iniziativa che fece molto discutere all'interno del partito ma che si sarebbe poi rivelata vincente. Venne infatti lanciata la rubrica/concorso “Bimbi belli”, nella quale venivano presentate foto di neonati della città e a fine concorso i lettori avrebbero dovuto votare il bambino più bello. Era una dimostrazione di come anche in un piccolo centro come Novi si stesse insinuando l'idea di società dello spettacolo che stava penetrando nel nostro paese. L'iniziativa era una sicura operazione di marketing per allargare il target spoliticizzando anche alcune parti del giornale.
Informazione e politica
Ritornando invece alla tematica politica, era chiaro che il giornale puntasse sullo spostamento dell'elettorato a sinistra. Come detto in precedenza, il periodo nel quale iniziarono le pubblicazioni del giornale coincise con la morte del Sindaco Carlo Acquistapace, al quale successe Armando Pagella, esponente del Pci novese.
Nel corso del primo anno di pubblicazioni, nei contenuti delle pagine del giornale, era evidente il tono perennemente critico verso la Democrazia Cristiana a livello locale e non solo, nonché una spiccatissima attenzione rivolta alle fabbriche del nostro territorio, con un particolare occhio di riguardo per l'Ilva e per la Vosa. Inoltre era molto usuale trovare la parola “compagno/a” davanti ai nomi dei militanti del Partito Comunista, tra cui anche lo stesso Sindaco.
Nel corso del suo secondo anno di vita, “Il Novese” divenne quindicinale. All'interno della redazione infatti iniziò a farsi sentire sempre di più il desiderio di mantenere un contatto sempre più diretto con la popolazione. Questo era anche un modo per ripagare la fiducia posta dai lettori, che continuavano ad aumentare. Il passaggio da mensile a quindicinale fu possibile anche grazie al miglioramento della situazione finanziaria, dato che, con questa trasformazione, i costi erano pressoché raddoppiati. Ci fu anche un sensibile aumento delle pagine del giornale, sempre più ricco di notizie.
A partire dal 1966 Walter Bisio assunse la carica di direttore lasciata da Gianni Bellasera, il quale rimase comunque parte integrante della redazione con l'incarico di direttore responsabile.
Nel 1975 Gianni Bellasera riassunse la carica di direttore e decise di imporre un cambiamento grafico, introducendo il colore rosso nel titolo della testata e nei bordi che separavano gli articoli in prima pagina.
Nel 1979 Elvezio Savorelli divenne direttore de “Il Novese” ed introdusse alcune novità.
I cambiamenti a livello grafico furono abbastanza evidenti. La tradizionale cartina geografica del territorio novese presente di fianco al nome della testata venne rimossa. Diminuirono anche le immagini, soprattutto in prima pagina. A partire dal 7 febbraio dell'anno successivo il giornale divenne settimanale. Il successo di questa scelta e la soddisfazione dei lettori furono testimoniati dagli ottimi dati su vendite ed abbonamenti.
Nel 1985 il direttore de “Il Novese” era di nuovo Savorelli, dopo alcuni anni in cui Mario Lovelli aveva ricoperto questo ruolo.
Dopo quattro anni in cui l'incarico di direttore fu nelle mani di Lorenzo Robbiano, nel 1990 questo ruolo passò a Gennaro Fusco. Dopo cinque anni di governo pentapartitico in città, il giornale auspicò un deciso riscatto alle prossime elezioni che si sarebbero tenute il 6 maggio.
Nel 1995 il titolo di direttore spetta ancora a Gennaro Fusco, con Lorenzo Robbiano coordinatore editoriale. Fu Robbiano uno dei maggiori promotori del cambiamento del sottotitolo della testata: scomparì la dicitura “Settimanale del Pci della zona di Novi Ligure” per lasciar spazio al nuovo sottotitolo “Settimanale di informazione della zona di Novi Ligure”. Per la prima volta dunque da “Il Novese” scompariva l'etichetta di “giornale di partito”.
Nel '99 il ruolo di direttore responsabile fu affidato ad Alberto Masoero, il quale decise di cambiare nuovamente sottotitolo alla testata, che si presentava ora come “Settimanale delle Valli Lemme, Borbera e Scrivia”.
Masoero introdusse anche una novità dal punto di vista grafico. Ogni settimana infatti il colore del nome della testata e i bordi che separavano gli articoli in prima pagina veniva cambiato a rotazione.
Nel 2004 il direttore responsabile del giornale è Maurizio Scordino. “Il Novese” presenta ora la prima pagina completamente a colori.

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